| ||||||
I giovani democratici della provincia di Avellino, rappresentati dal dirigente nazionale Zoina Berardino, dal responsabile provinciale Sorriento Vincenzo (GD Baianese) e dal responsabile regionale Mastrapasqua Cristina ed esprimendo forti e preoccupanti perplessità sulle scelte politiche del PDL nell' affrontare lo stato di crisi; terranno una conferenza stampa riguardante lo "SCUDO FISCALE" (disposizioni concernenti il rimpatrio di attività finanziarie e patrimoniali detenute fuori dal territorio dello Stato). Provvedimento voluto fortemente dal governo Berlusconi. | ||||||
| Luogo : Coordinamento provinciale PD, Via Tagliamento, Avellino. | ||||||
venerdì 16 ottobre 2009
Scudo fiscale, scudo letale?
venerdì 11 settembre 2009
Acqua pubblica addio largo ai privati
Esiste, per gli enti locali, un modo per evitare di privatizzare anche un bene pubblico come l'acqua? «Si, il modo c'è – spiega Bersani – alcuni Comuni stanno già cambiando il loro statuto in questa direzione: se l'acqua viene considerata 'bene privo di rilevanza economica', la gestione esce dall'ambito della normativa governativa e il bene viene considerato per la sua rilevanza ambientale, sociale e culturale. In tal caso, il Comune può evitare la privatizzazione e ripristinare la democrazia». Insomma, la scelta per i Comuni è tra la privatizzazione e trasformare l'acqua in un bene pubblico, che abbia priorità diverse dal solo rientro economico. Staremo a vedere.
Mariangela Maturi - Il Manifesto
sabato 8 agosto 2009
Comuni Ricicloni 2009
Nella top ten ci sono tutti comuni del nord.
Per quanto riguarda il Sud:
- solo Salerno entra nella classifica dei migliori capoluoghi di provincia con una percentuale di raccolta differenziata (%RD) del 45% con un indice di buona gestione di 36;
- tra i comuni con più di 10.000 abitanti, ai primi tre posti ci sono Bellizzi, Fisciano, e Giffoni (SA) che hanno un indice di buona gestione al di sopra del 65, nessun comune irpino è entrato nella classifica.
- tra i comuni con meno di 10.000 abitanti entrati nella classifica, al primo posto c'è S.Marco dei Cavoti (BN), il primo comune irpino nella classifica è Monocalzati al 15° posto con un %RD del 70 e con un indice di buona gestione di 68, al 45° vi è Scampitella con un indice del 56, al 49° S.Andrea di Conza con un indice di 54, al 57° c'è Mugnano del Cardinale, al 59° Villanova del Battista, al 61° Teora, al 66° Castelfranci, al 77° Serino, al 83° Conza della Campania, al 92° Pratola Serra.
martedì 28 luglio 2009
Esecutivo Provinciale Avellino
Marcello Rocco: vice segretario
Emanuela Auriemma: responsabile organizzazione
Mariano Franzese: rapporti con i circoli (GD Baianese)
Adriano Maselli: cultura e comunicazione
Sabrina Polcari: politiche sociali
Gennaro Zollo: politiche per il mezzogiorno, attività produttive e fondi europei
Vincenzo Sorriento: giustizia e lavoro (GD Baianese)
Francesca Contino: politiche giovanili
Berardino Zoina: rapporti con la scuola
Augusto Nuzzolo: sicurezza, legalità e anticamorra
Rosa Iandioro: formazione politica
Roberta Santaniello: ambiente, edilizia pubblica e green economy
Valerio Pisaniello: enti locali
venerdì 24 luglio 2009
Storia di Palestina: dal '48 ad oggi
venerdì 17 luglio 2009
martedì 14 luglio 2009
giovedì 11 giugno 2009
Enrico Berlinguer: Discorso ai Giovani
Bisogna riflettere su alcune caratteristiche peculiari dell'epoca in cui viviamo e pensare ai problemi che cominciano a porsi come decisivi per i prossimi due decenni fino e oltre il duemila; nel periodo cioè in cui vivranno e raggiungeranno la maturità i giovani di oggi. A questa soglia dello sviluppo storico si presentano probleni non solo del tutto nuovi, cosa che è accaduta in varie epoche del cammino dell'umanità, ma di portata tale da generare possibilità e pericoli straordinari e sin qui impensati e impensabili.
Dobbiamo innanzitutto al progresso continuo delle scienze sperimentali le possibilità davvero inaudite e straordinarie che si aprono per migliorare la vita del genere umano.
La nuova tappa della rivoluzione scientifica e tecnologica
La nuova tappa della rivoluzione scientifica e tecnologica è sotto i nostri occhi, fa già parte delle nostre esistenze e per i giovani di oggi costituisce, ormai, quasi una condizione naturale e scontata. Ma proprio perciò occorre riflettere bene intorno alle occasioni offerte dalla scienza per non smarrirne il significato e la portata, per cogliere bene quali prospettive positive possono essere aperte e quanto gravi siano, di contro, le limitazioni, le contraddizioni, i rischi generati dai vincoli sociali e politici e da un uso distorto delle scienze e delle tecniche. Mai come oggi la conoscenza della costituzione della materia inanimata e vivente è giunta sino ad individuare molti dei meccanismi più remoti del mondo fisico, dei processi chimici, degli svolgimenti biologici. La ricerca pura ha aperto il campo a progressi e a veri e propri salti di qualità nelle applicazioni tecnico-pratiche. Emergono sopra ogni altra, in questi anni, le possibilità offerte dalla elettronica - e poi dalla microelettronica - nel campo delle comunicazioni, delle informazioni, dell'organizzazione del lavoro nella fabbrica e nell'ufficio e nel campo stesso della vita individuale e della vita associata.
Nuove risorse d'energia sono state scoperte ed esse sono tali da poter annullare nel futuro l'incubo della fine delle risorse non riproducibili. Sono stati inventati modi nuovi di trarre energia da risorse riprodotte, a cominciare dall'energia solare.
Anche la disponibilità di altre materie prime e di alimenti può trovare nuove possibilità in ricerche in atto e in altre che potrebbero essere avviate per utilizzare pienamente e razionalmente le risorse del suolo, del sottosuolo, dei mari e degli spazi.
E' pienamente vero quello che è stato detto nella relazione di Fumagalli, e cioè che, vi sarebbero le condizioni, dal punto di vista delle conoscenze scientifiche e tecniche, per iniziare a passare dal regno della necessità a quello della libertà. Se volessimo davvero fare una gara sui temi di chi abbia avuto storicamente ragione, dovremmo dire che la storia ha dato proprio ragione a chi ha tenuto fede alla speranza indicata dal Manifesto dei comunisti, alla speranza - cioè - che avrebbe potuto venire un tempo in cui sarebbe stato possibile all'uomo di dominare la natura e «l'azione propria dell'uomo» invece di essere da questa sovrastato e soggiogato (Marx).
Ma non vi è soltanto il progresso tecnico-scientifico.
La storia di questo secolo
Se noi volgiamo lo sguardo alla storia di questo secolo - che conclude il secondo millennio della forma di incivilimento cui apparteniamo - scorgiamo straordinari progressi nella coscienza dei popoli e delle persone umane che li compongono. Vi è stato, innanzitutto, un risveglio da forme di soggezione secolare, di esclusione, di avvilimento della parte più grande del genere umano. Pensiamo a quello che era all'inizio del secolo la condizione dell'Asia, dell'Africa, dell'America Latina ma anche di tanta parte del proletariato e dei lavoratori nell'Europa e nell'America settentrionale, per avere l'idea del rivolgimento radicale che si è venuto attuando. Un rivolgimento peraltro, che non è stato il portato meccanico delle trasformazioni scientifiche e tecnologiche. Queste trasformazioni hanno generato condizioni nuove, ma vi sono state guerre, ci sono volute rivoluzioni, lotte, sofferenze e sacrifici inauditi per arrivare là dove siamo arrivati.
Il processo di liberazione dei popoli si è fondato sopra il risveglio delle coscienze individuali di centinaia di milioni, di miliardi di uomini. La partecipazione alla lotta non solo accende gli animi, ma li dispone alla conoscenza, rendendoli protagonisti attivi di un processo di mutazione. Non per caso la volontà dei conservatori e dei reazionari di ogni latitudine e di ogni stampo, è innanzitutto quella di tenere, o di rendere, passivi e conformisti le donne e gli uomini, ma innanzitutto le giovani generazioni.
Insieme alle conoscenze generate dalla presenza nel generale moto di innovazione e di lotta, a determinare una modificazione delle coscienze, non mai così estesa e così rapida, è venuto uno straordinario aumento della informazione che, pur dando vita anche a forme nuove e più sofisticate di manipolazione delle coscienze, ha spezzato isolamenti e chiusure talora antichissime e ha determinato per la prima volta nella storia del mondo un autentica contemporaneità degli eventi.
Ridiscussi i ruoli dell'uomo e della donna
Da tutto questo è derivata anche la possibilità di ripensare i fondamenti più profondi del nostro vivere in società, sino alla ridiscussione dei ruoli storicamente assegnati agli uomini e alle donne.
Siamo oggi, con lo svolgimento dei nuovi movimenti femminili e femministici, all'inizio - un inizio certo contrastato e pieno anche di intime contraddizioni - di un mutamento nelle coscienze delle donne destinato alle conseguenze più grandi. Non si insisterà mai abbastanza sul fatto che il ripensamento della condizione secolarmente fatta alle donne, lo sviluppo del loro movimento di liberazione e il superamento dei limiti della concezione puramente emancipatrice - che consisteva nel proporre alle donne l'imitazione del modello maschile - tutto questo porta con sé una riconsiderazione generale della società, dei modi stessi della sua trasformazione, e della politica.
Siamo dunque di fronte ad un balzo in avanti straordinariamente grande nella storia umana e al dischiudersi di potenzialità sin qui sconosciute o solo vagamente immaginate. Ma guai a non vedere che, nello stesso tempo, si aprono dinnanzi all'umanità potenzialità negative anch'esse mai prima esistite.
Il sorgere della questione ecologica
Il primo e più drammatico pericolo è costituito dalla possibilità di giungere ad una guerra di distruzione totale. Per quanto rovinose e sterminatrici siano state le guerre del passato, in particolare quelle di questo secolo, mai si era profilata la possibilità di un evento bellico tale da porre fine a ogni forma di sopravvivenza dell'uomo su questa terra.
Contemporaneamente, l'uso irragionevole delle nuove tecniche e uno sviluppo quantitativo imponente, ma incontrollato ha già determinato non solo la possibilità, ma la minaccia concreta di rovine ecologiche gravissime e irreparabili. L'allarme lanciato da alcuni tra i maggiori studiosi contemporanei avverte sull'esistenza di danni crescenti per le acque - i fiumi, i laghi, i mari - e per l'aria che respiriamo, per l'atmosfera e per la troposfera che circonda la Terra. E' già vi sono, purtroppo, i segni concreti e pratici di potenzialità distruttive inaudite in processi apparentemente innocui o protetti: qui, a pochi chilometri da Milano vi fu il caso di Seveso, dove la diossina fece deserto; altrove sono stati i difetti di centrali elettro-atomiche e in ogni parte si avvertono le conseguenze sulla natura e sugli uomini dell'inquinamento crescente.
Grava poi sulla umanità l'incubo della insufficienza delle risorse alimentari dinnanzi ad una espansione demografica senza precedenti, mentre immense risorse vengono dissennatamente dilapidate e mentre lo spreco dilaga nei Paesi ricchi. Cresce così il divario tra il Sud e il Nord del mondo: un divario intollerabile per ragioni di giustizia e foriero, se non avviato a essere superato, di esplosioni di imprevedibile portata.
La disoccupazione dato strutturale
E tuttavia anche nei paesi ricchi, anche negli Stati Uniti, la povertà, quella vecchia e quella nuova, non è stata vinta e la disoccupazione o la inoccupazione, e l'emarginazione, colpiscono una quota crescente di popolazione, innanzitutto di popolazione giovanile. Nei paesi della Comunità europea occidentale e negli Stati Uniti si sfioreranno questo anno i venti milioni di disoccupati. La inoccupazione giovanile è divenuta un fatto endemico e strutturale, con conseguenze umane gravissime: un frutto dovuto cioè non all'andamento del ciclo economico, che può solo ridurlo o aumentarlo di poco, ma alle caratteristiche di processi produttivi e di innovazioni tecnologiche guidati dalla legge del massimo profitto.
Si esercitano sulle nuove generazioni fino dalla prima adolescenza, sollecitazioni crescenti per il consumo, e in particolare per nuovi consumi individuali. Si aumenta costantemente il loro patrimonio di informazione, ma contemporaneamente non si riesce ad assicurare ai giovani un tempestivo ingresso nel mercato del lavoro. Di qui nasce una condizione che non è certo più quella, almeno nella maggior parte dei casi, dell'estrema indigenza, (com'era ancora nell'Italia che usciva dal fascismo), ma è sicuramente una condizione di frustrazione profonda, causa non certo unica, ma non ultima di tante forme di sbandamento.
Dinnanzi a minacce e pericoli non mancano e anzi sono ampie e forti le risposte positive tra le vecchie e le nuove generazioni. E tuttavia non si può mancar di vedere le forme molteplici di incattivimento di modelli di violenza, di sopraffazione, di arbitrio, sino alle forme degenerative estreme del terrorismo, della mafia, della camorra e dei regimi repressivi di massa in tanti paesi del mondo.
In difesa della democrazia
Vi è anche chi teorizza che fenomeni come quelli del dilagare crescente nel consumo della droga pesante oppure dell'estendersi della criminalità organizzata, sarebbero uno scotto inevitabile per sistemi democratici, dove sono garantite le libertà dei cittadini. Noi non lo crediamo. Noi pensiamo piuttosto che nel presentarsi di questi mali si manifesti non una inevitabile conseguenza dei sistemi democratici, ma piuttosto una loro degenerazione profonda: una degenerazione dovuta alla contraddizione sempre maggiore tra il carattere sociale della produzione e le forme della conduzione economica, tra le motivazioni egoistiche sostenute come molla della società capitalistica e il bisogno crescente di solidarietà e di reciproca comprensione umana, tra il permanere di zone vastissime di vecchia e nuova emarginazione e la sfacciata opulenza, tra le prediche moraleggianti e i pessimi esempi pratici dati proprio da molti di coloro che dovrebbero fornire il buon esempio.
Non è dunque il sistema delle libertà democratiche che determina i guasti e le contraddizioni della società in cui viviamo, ma la incapacità di saldare libertà, giustizia ed efficienza.
Per il futuro dell'umanità
Di fronte a questi problemi che caratterizzano la nostra epoca, sorgono dei quesiti urgenti. Quanti nel mondo - e come - pensano davvero a problemi di questa natura, muovendo da un'analisi oggettiva e da una visione che abbia al suo centro la preoccupazione per il futuro dell'umanità?
E che cosa si può e si deve fare perché prevalgano le alternative positive, quelle che vanno in direzione della difesa della vita e della pace e della affermazione della giustizia nei rapporti tra i popoli e all'interno delle nazioni?
Dobbiamo innanzitutto alla parte più umanamente sensibile del mondo scientifico italiano e internazionale non solo l'avvertenza dei pericoli gravi che l'umanità attraversa, ma anche i primi rilevanti tentativi di indicare ai popoli e agli Stati le possibili risposte.
Ma non sono molti nel mondo i dirigenti politici, dei Governi, dei partiti e di altri organismi sociali e politici che si sono dimostrati capaci di pensare a questi problemi in modo non troppo vincolato da puri e ristretti calcoli di Stato, di partito, di gruppo, di difesa o affermazione di ristretti interessi.
Ciò mi sembra vero particolarmente in Italia. Non c'è bisogno di ripetere per la ennesima volta che noi siamo rispettosi di tutte le forze politiche democratiche e che non vogliamo dare lezioni a nessuno: però non è possibile non avvertire in molti episodi della lotta politica interna alle forze del Governo una ristrettezza di orizzonte e, talora, un precipitare attorno a non nobili contese di interessa di parte, per le quali si infiammano gli animi e si misurano i muscoli e le cosiddette «grinte» (sulle quali ha scritto un bell'articolo il compagno De Martino).
Vi è insomma una preoccupante diminuzione del tasso di saggezza nei reggitori del nostro Paese e, per quanto si vede, nel mondo intero. Conforta, va però detto, che sta crescendo il numero di esponenti politici che cominciano a porsi e a porre alcuni dei problemi che ho ricordato in tutta la loro drammaticità. Basta pensare, per quanto riguarda il problema Nord-Sud, alle analisi e alle denuncie di Fidel Castro e di Willy Brandt.
Vi sono inoltre organismi internazionali, istituzioni e associazioni religiose (la Chiesa cattolica, le altre chiese cristiane) che hanno lanciato allarmi, rivolto moniti e in molti casi promosso iniziative.
Fra le forze che pensano ai massimi problemi cui ho accennato c'è il Partito comunista italiano. Abbiamo molti difetti, ma non quello di sfuggire all'analisi e al confronto con la realtà del mondo di oggi, di non sforzarci di comprenderla in tutta la sua portata e di non cercare di elaborare nostre proposte, di sviluppare iniziative, di stabilire contatti e intese con tutte le forze che possono e devono essere interessate a far marciare le cose nella direzione giusta.
Per un nuovo socialismo
Tutto ciò ha gettato i comunisti italiani in una impresa e in una lotta quanto mai ardua e tale da esporli a incomprensioni e polemiche, tanto da parte di correnti dogmatiche e conservatrici quanto da parte di correnti opportunistiche e di adagiamento. Impresa e lotta ardue, ma piene di fascino.
Non è cosa diversa o separabile da questa nostra ricerca la nostra iniziativa per una concezione e realtà del socialismo, quello che voi giovani comunisti avete chiamato giustamente un "socialismo nuovo".
L'esigenza di una concezione e di una strada originali non deriva unicamente dalla constatazione di insufficiente e limiti altrui (dei modelli di tipo sovietico e delle esperienze socialdemocratiche), ma anche e innanzitutto dai problemi posti dall'età che stiamo vivendo, dai processi di trasformazione materiale, dalla esistenza di contraddizioni profonde, non prima conosciute.
Noi riscopriamo proprio così l'esigenza del socialismo inteso come sforzo per una direzione consapevole e democratica dei procesi economici e sociali, fondata sulla difesa e la pienezza di tutte le libertà. Ci si risponde che il socialismo come lo pensiamo noi non esiste e che quindi si tratta di una parola vuota. Qunado iniziarono le prime rivoluzioni liberali le Costituzioni democratiche non esistevano, ma non per questo parole come Democrazia e Costituzione erano parole vuote.
Socialismo e democrazia
Se tutte le parole che esprimono nuovi bisogni per la società fossero state considerate superflue, la storia propriamente umana non sarebbe neppure cominciata. E' del resto del tutto falso che la parola socialismo non sia venuta già esprimendo valori universali, così come la parola democrazia. Nella idea socialista è compresa come essenziale la necessità di forme consapevoli di direzione del processo economico al fine di garantirne un equilibrato sviluppo e una maggiore giustizia sociale. Il fatto che molte esperienze siano state manchevoli od erronee non elimina il valore di queste esigenze. Non elimina cioè il fatto - già segnalato politicamente da Togliatti nel memoriale di Yalta - che la necessità di forme programmate di intervento pubblico nella economia non può più essere in nessuna parte del mondo negata, neppure nei sistemi capitalistici, così come non si può disconoscere il bisogno di una più ampia giustizia sociale. La discussione sarà ed è su
l rapporto tra programmazione e mercato, tra spinta alla eguaglianza e bisogno di differenze: ma questa è già una discussione che implica l'idea della trasformazione sociale. Ecco perché noi non pensiamo che possa essere definito moderno chi mette in parentesi la parola socialismo oppure dichiara la santa crociata contro di essa. E' vero perfettamente il contrario: è vero cioè che l'idea socialista e comunista continua ad essere la giovinezza del mondo.
Ciò che si è venuto logorando sono molte delle esperienze concrete che dimostrano i limiti, non solo pratici, di concezioni, di posizioni maturate molto tempo fa, all'inizio del secolo. Per questo il nostro partito si sforza di ammonire contro un uso dogmatico dei maestri del pensiero, e dunque anche dei maestri del pensiero socialista.
Ciò non significa affatto sottovalutare i risultati straordinari che hanno avuto la prima predicazione socialista, e poi il passaggio dal desiderio e dal sogno di una società nuova sino allo studio scientifico, con Marx, della struttura capitalistica della società del suo tempo. E' da tutto questo che è emersa la prima rivoluzione socialista, quella dell'Ottobre russo, le cui idealità e il cui valore stanno scritti nella storia del nostro tempo. Quella prima rottura innescò un processo storico nuovo, un processo che per grande tempo fu portatore di grandi conquiste e di straordinarie conseguenze nell'aprire una fase nuova di lotte per l'emancipazione nazionale e sociale.
Una fase nuova
Oggi siamo in una fase nuova e diversa dello sviluppo della lotta per il socialismo. Non da ora, certo, i comunisti italiani hanno considerato superato il mito dei paesi di tipo sovietico, mito che pure si costruì non a caso e che aiutò altre generazioni comuniste a far fronte con onore ai propri doveri, mentre molti altri (anche se non tutti) crollavano. Tuttavia questo processo si è ora completato.
Quei modelli di società e di Stato non solo - e da tempo - li giudichiamo non trasferibili in paesi come il nostro. Si viene rivelando la necessità che anche in quei paesi siano attuate riforme economiche e politiche che invertano i processi di stagnazione e di involuzione in atto in diversi di essi, processi che non possono certo essere arrestati, con misure repressive gravi, come quelle adottate dai militari in Polonia. Noi non pensiamo che si possa giungere a realizzare e a difendere trasformazioni di tipo socialistico nelle società e negli stati senza difficoltà, senza fatiche, senza contrasti e lotte. Ma vi è solo una strada giusta per affrontare e superare ogni ostacolo: appoggiarsi sul consenso e sulla partecipazione della classe operaia, dei lavoratori e del popolo. La necessità del socialismo e di un movimento per il socialismo riprende dunque forza come espressione delle condizioni oggettive, materiali, del mondo di oggi e dei bisogni che l'uomo di oggi chiede siano soddisfatti.
Al tempo stesso questa esigenza nasce da una opzione etica.
Scegliere contro l'ingiustizia
Se non si vuole che la giustizia prevalga sull'ingiustizia, non si giunge alla scelta del socialismo, e di un socialismo nuovo. Chi si rassegna all'ingiustizia, o l'accetta, o peggio la vuole perché ne trae un vantaggio, compie altre scelte.
Questo non vuol dire, ovviamente, che solo chi sceglie l'obiettivo del socialismo può operare per la giustizia, per la pace, per la salvezza e il progresso dell'umanità. Non è così. Vi è anzi un'altra grande necessità che oggi riprende vigore: quella di un incontro e di una collaborazione tra tutte le forze che, muovendo dalle ispirazioni più diverse, sanno, vogliono, possono farsi interpreti di questi bisogni nuovi degli uomini di oggi, di un incontro e di una collaborazione che riconoscano, rispettino ed esaltino il contributo e i valori di cui ognuno è portatore, in uno sforzo incessante di reciproca comprensione e di comune arricchimento. Vi è qui l'altro dato di fondo, peculiare e insostenibile, della nostra concezione e della nostra politica.
Il problema che dobbiamo porre a noi stessi e a tutti è come si possono affrontare contraddizioni che rasentano ormai l'assurdità - tra abissi di miseria e culmini di ricchezza, tra spreco degli armamenti e bisogni elementari insoddisfatti, tra potenzialità del sapere e meschinità della conduzione politica senza porsi l'obiettivo di una trasformazione degli attuali sistemi di rapporti tra gli uomini e di una guida più razionale e più democratica dei processi economici e sociali sul piano nazionale, europeo e mondiale.
Quale lotta
Che cosa possiamo fare, come partito e come Fgci, per soddisfare queste esigenza ormai vitali per gli uomini e le donne che abitano il nostro Paese, il nostro continente e il nostro pianeta, sventando i pericoli di eventi catastrofici e di intollerabili dominazioni reazionarie? Per prima cosa bisogna avere delle idee-forza: la difesa della pace e il disarmo sono una di esse, così come lo è il "nuovo socialismo", così come lo è il nuovo ordine economico internazionale.
In secondo luogo dovremmo lavorare per prendere e dare consapevolezza piena delle contraddizioni nuove del tempo nostro. Far conoscere a tutti che cosa comporta la continuazione della corsa al riarmo, quali sarebbero le conseguenze di una guerra combattuta con le armi atomiche e nucleari. E diffondere i risultati degli studi più recenti sui problemi del rapporto tra risorse e popolazione, tra sviluppo e ambiente e così via. Non è molto che scienziati, istituzioni e anche esponenti politici hanno cominciato a studiare questi temi tipici del nostro tempo e che domineranno i prossimi due decenni.
Si è cominciato, praticamente, a parlarne all'inizio degli anni '70: prima, e acnora per tutti gli anni '60, imperava il vacuo ottimiso del progresso incessante, del benessere che si sarebbe via via diffuso a tutta la popolazione e a tutte le nazioni. Ma negli ultimi anni, nel corso dei quali la realtà ha richiamato la necessità di una visione più lucida del futuro del mondo, un notevole patrimonio di studi si è già accumulato. Esso non è però ancora sufficientemente conosciuto e discusso da grandi masse.
A questo proposito avanzo una proposta concreta da realizzare in un tempo ragionevolmente breve: organizzare, come partito e come Fgci, un Congresso di fururologia, che si svolga sulla base di relazioni e comunicazioni di scienziati e di esponenti delle più varie discipline (scienze fisiche, chimiche, biologiche, antropologiche, demografiche, militari, economiche, sociali, informatiche, mediche, ecc.); e portare poi i risultati delle informazioni, valutazioni e proposte, che saranno fatte in tale Congresso alla conoscenza e alla discussione tra i giovani.
La terza cosa da fare, la più importante, è quella di proseguire nello sforzo già in atto per sviluppare tutti quei movimenti che si fondino sulle contraddizioni aperte, indichino soluzioni possibili, suggeriscano risultati concreti lungo una via di trasformazione e contribuiscano nel tempo stesso a migliorare e arricchire noi stessi nel nostro rapporto con gli altri.
Quando il movimento operaio muoveva i primi passi oltre un secolo fa, erano le minute rivendicazioni economiche che dovevano avere il primo posto. La grande battaglia unificante, che divenne internazionale, fu per le otto ore. Se non si fosse partiti di lì non si sarebbero certo potute costruire le leghe, i sindacati, il partito politico.
Oggi quel problema si ripresenta. E torna prepotentemente di attualità, se si vuole affrontare il tema della disoccupazione nei suoi aspetti strutturali, la esigenza di una grande battaglia internazionale per la riduzione dell'orario di lavoro. E' stato giusto che questo congresso abbia levato su questo tema una richiesta anche nei confronti dei sindacati.
La qualità dello sviluppo
La piaga della disoccupazione giovanile richiede grandi iniziative anche a livello europeo e una nuova politica nazionale che tenda a modificare la collocazione italiana nella divisione internazionale del lavoro. Ma - dunque - la battaglia per il lavoro chiede anch'essa specificazioni di qualità: riguardanti il tipo di sviluppo che è necessario e utile perseguire. Quanto sarà possibile sostenere una espansione fondata essenzialmente su produzioni, come dicono gli economisti, "mature" e cioè all'avanguardia, sul lavoro sommerso, sul permanere di una dipendenza fortissima nella ricerca e nei brevetti?
Ecco il bisogno economico di misurarsi con la qualità dello sviluppo. Contemporaneamente, si tratta di un bisogno non soltanto economico. La necessità di vivere in città meno alienanti e disumane, di salvare la natura e i beni culturali, di avere una vita culturale più ricca e piena, di andare ad una scuola il cui insegnamento sia qualificato; tutto questo viene diventando necessità primaria, come erano una volta, le necessità di sussistenza.
Ecco perché il movimento ecologico, nei suoi differenziati aspetti, la volontà di impegno culturale, lo stesso desiderio di partecipazione attiva al miglioramento della scuola hanno acquistato un rilievo così grande. Si esprime anche in questo modo una coscienza critica verso la società in cui viviamo.
Ed ecco perché noi non possiamo pensare di chiamare i giovani alla politica secondo vecchi contenuti e vecchie forme. Come portare la grande maggioranza dei giovani alla consapevoleza piena della realtà e alla possibilità di affrontarla alla luce della ragione. La ideologia della fine delle ideologie è essa stessa una forma di falsa coscienza e cioè una ideologia nel senso marxianamente peggiore della parola. Vi è una pressione forte per un allontanamento di giovani dalla politica.
Giovani generazioni e politica
La prima, essenziale, semplice verità che va ricordata a tutti i giovani è che se la politica non la faranno loro, essa rimarrà appanaggio degli altri, mentre sono loro, i giovani, i quali hanno l'interesse fondamentale a costruire il proprio futuro e innanzitutto a garantire che un futuro vi sia.
Non è mai stato facile essere comunisti. L'assassinio di compagni Pio La Torre e Rosario Di Salvo sono la prova più recente che non è neppure mai finito il tempo in cui bisogna testimoniare persino con il sacrificio estremo la propria fedeltà alle grandi idee per cui tanti dei nostri compagni sono caduti. Ma vi sono oggi difficoltà anche meno aspre e più impalpabili, date dal fatto che i problemi si presentano in forma diversa e più complessa che per il passato, perché le contraddizioni medesime della società tendono ad essere non più solo quantitative ma a riguardare la qualità dello sviluppo, della vita, del modo di esser donne e uomini, del rapporto tra individuo e individuo, tra individuo e società.
Alla crisi delle vecchie forme della politica già corrisponde, se sappiamo vederlo, il nascere di forme nuove di impegno. E queste nuove forme non derivano soltanto dal fatto che molti partiti siano in crisi e altri, compreso il nostro, sentano difficoltà, ma derica dal fatto che avanzano, assieme a questioni nuove, nuove sensibilità.
Vi è, per esempio, un bisogno più grande che per il passato di veder pienamente utilizzato il proprio tempo e il proprio contributo. Non possiamo perciò rammaricarci se tanta attività dei partiti, effettivamente ripetitiva, non viene seguita. Ma vi è anche più informazione, più spirito critico, più avvertita vigilanza contro i luoghi comuni, e le frasi fatte. Ecco perché certo vecchio modo di fare politica oramai respinge nel mentre si sviluppa una spinta grande all'associazionismo, a forme nuove di aggregazione, a nuovi interessi. Nella ripresa di tante forme di associazionismo cattolico non vi è soltanto, il bisogno di certezze che una fede può dare, vi è anche un grande e attivo impegno operativo intorno a tante cause positive. Le Chiese sospingono all'impegno nella società e da ciò deriva una religiosità che non è fuga dal mondo, ma opere e fatti.
Di qui sono venuti e possono venire contributi di notevole rilievo: innanzitutto al movimento per la pace. Talora, ciò si accompagna a spinte integraliste ma, quali che ne siano le motivazioni, bisogna essere attenti alle finalità concrete che vengono perseguite e vedere quali sono i possibili obiettivi consumi. Occorre non confondere mai la necessaria lotta contro il sistema di potere democristiano - sistema di potere che, con buona pace dell'attuale segretario della Dc, continua ad essere una pesante realtà e non una invenzione dei comunisti - e la necessità di intendere la complessità delle spinte presenti nell'area cattolica.
Noi non ci lasceremo impressionare dalla campagna pretestuosa in base alla quale ogni attenzione nostra verso la realtà cattolica viene presentata come ricerca di una intesa tra Dc e Pci. Si tratta di propaganda. Al tempo della solidarietà nazionale noi fummo sempre con i compagni socialisti dapprima nell'astensionismo, poi nel breve periodo della maggioranza. Non siamo certamente noi che abiamo praticato la linea della divisione a sinistra e della intesa separata con la Dc.
Abbiamo dichiarato e ripetiamo, comunque, che quell'esperienza politica è per noi conclusa.
La nostra prospettiva è quella di un'alternativa democrativa al sistema di potere dominato dalla Dc. E' ed è in questo quadro che si colloca la nostra ricerca di uno sviluppo del rapporto unitario prima di tutto con il Psi.
Ma guai se, per timore di una propaganda malevola, noi dismettessimo la nostra attenzione verso il mondo cattolico. Proprio la piena conquista di una laicità storicamente costruita ci consente questa capacità continua di distinzione: volta a cercare di interpretare, nel campo che è proprio del partito politico, i bisogni del tempo, da chiunque essi vengono espressi. Non ci sfugge, quindi, che viene anche dal campo cattolico un bisogno di fare, di agire che corrisponde alla necessità effettiva di vedere almeno alleviati molti dei problemi assillanti di tanta parte della popolazione. E' ciò che si chiama il «volontariato». Il volontariato non è soltanto cattolico. Alle radici stesse del movimento operaio c'è il moto della solidarietà reciproca; l'originario costituirsi (prima delle leghe, prima del partito) di associazioni di mutuo aiuto, di reciproco sostegno.
In molte organizzazioni del volontariato, in ogni campo, credenti e non credenti lavorano insieme e anche quando le organizzazioni sono distinte e le aspirazioni ideali diverse, sovente le finalità di solidarietà umana comuni. E abbiamo visto proprio nei giorni scorsi, in una riunione nazionale, quante e quanto valide siano le forze nostre impegnate nelle associazioni volontarie.
Lo sviluppo nuovo e impetuoso di queste antiche e nuove forme di aggregazione ci insegna tante cose: non certo che si può fare a meno delle lotte (fra le quali oggi hanno portata decisiva quella per respingere l'offensiva della Confindustria). Né si può fare a meno dello Stato o della mano pubblica - come qualche teorico, anche di parte cattolica, suggerisce - ma certo che bisogna prendere posizione contro lo statalismo burocratico, che bisogna essere capaci di vedere le risorse autonome della società e saperle valorizzare in un dialogo continuo tra istituzioni democratiche e sollecitazioni che vengono direttamente dalla società.
Lo sviluppo dell'associazionismo e del volontariato indica che non basta partecipare, bisogna poter contare veramente, bisogna fare, bisogna contribuire a risolvere questioni reali. «Democrazia» deve congiungersi con efficienza e «libertà», deve divenire responsabilità e liberazione...
Enrico Berlinguer - Milano, 1982
mercoledì 10 giugno 2009
Progetto Camorra

In questa pagina si tenta di elencati tutti i clan presenti nell'area del Nolano e della provincia di Avellino.
Verranno indicati la loro zona d'influenza, le loro alleanze e gli affari in cui sono coinvolti, e i dati saranno aggiornati ed aggiunti di volta in volta.Clan Cava:
Base: Quindici
Zona d'influenza: Nolano, Baianese, Vallo Lauro, provincia d'Avellino
Affari: estorsione, spaccio di droga, depositerie finanziarie, ditte edili
Alleati: Russo, Partenio,
Nemici: Graziano
Clan Graziano:
Base: Quindici
Zona d'influenza: Vallo Lauro, Valle dell'Irno e agro nocerino sarnese
Affari: estorsioni, ditte di autotrasporti, ditte di movimento terra
Alleati:
Nemici: Cava
Clan Pagnozzi: da oltre trent’anni è egemone in Valle Caudina
Base:
Zona d'influenza: Valle Caudina
Affari: usura, estorsione
Alleati:
Nemici:
Clan Partenio (o Genovese):
Base:
Zona influenza: Baianese, Partenio
Affari: estorsione, usura, traffico stupefacenti, ditte settore edile
Alleati: Cava
Nemici:
Clan Iannuzzo: possibile neo-clan.
Clan Fabbrocino:
Base: Nola
Zona d'influenza: Nolano e Baianese
Affari: ditte settore tessile
Alleati:
Nemici:
Clan Russo: è il clan principale del nolano
Base: Nola
Zona d'influenza: Nolano e Baianese
Affari:
Alleati: Cava, Alfieri
Nemici: Graziano
Clan Moccia:
Base: Nola
Zona d'influenza: Nolano
Affari:
Alleati:
Nemici: Russo
Clan Mocerino:
Base: Napoli
Zona d'influenza: Partenio
Affari: Società immobiliari, traffico stupefacenti
Alleati: Mazzarella
Nemici:
Notizie:
Sperone, arrestato il super latitante Pasquale Russo - 1 Novembre 2009
Arrestato estorsore dei Cava - 26 Ottobre 2009
Baiano, arrestato Giovanni Castaldo - 12 Ottobre 2009
Il clan Mocerino aveva investito in Irpinia - 3 Luglio 2009
Clan Cava, pm chiede condanne per 125 anni - 19 giugno 2009
Clan Pagnozzi: in manette il boss - 4 marzo 2009
Camorra, arrestato in Spagna il capo del clan Mazzarella - 18 gennaio 2009
Operazione "Araba Fenice": clan Partenio - 2 giugno 2008
Duro colpo al clan Graziano - 5 maggio 2008
Sentenza contro clan Pagnozzi - 6 novembre 2006
martedì 9 giugno 2009
Risultati Provinciali nel Baianese
Riporto qui i dati del PD nel Baianese paese per paese, anche Mugnano, con l'aggiunta di cosa si è fatto in campagna elettorale, così ognuno si farà delle idee su come e dove re-iniziare.
Nei comuni di Mugnano, Baiano, Quadrelle e Avella c'è un sindaco del PD, anche se ad Avella la giunta è composta da persone di vari partiti.
Il comune di Sperone ha un sindaco dell' UDC, mentre Sirignano ha un sindato del MPA.
Avella: 289 voti cioè 6,31%
C'è stata solo un comizio della De Simone l'ultimo giorno di campagna elettorale
Baiano: 641 voti cioè 22,48%
Il Pd locale si è mosso per tutto il periodo della campagna elettorale
Mugnano: 1.176 voti cioè 37,92%
Quadrelle: 129 voti cioè 11,64%
Non si è fatto nulla
Sirignano: 225 voti cioè 13,14%
Non si è fatto nulla
Sperone: 388 voti cioè 16,78%
Sono stati fatti due comizi da parte di Franco Vittoria, Cavaccini e personaggi del PD campano
Come noi tutti sappiamo, durante le elezioni comunali e provinciali e non solo, c'è il così detto scambio favori-voti, ma su un elettorato di 13.500 persone, il voto d'opinione, sicuramente, è quello prevalente.
Dati dal Ministero dell'Interno
lunedì 8 giugno 2009
Risultati Europee nel Baianese
Risultati Circ Meridionale PD: 23,02% con 1.575.079 voti
Risultati Regionali PD: 23,38% con 649.284 voti
Risultati Provinciali PD: 23,79 % con 60.574 voti
Risultati Locali:
Avella : affluenza 55.19%
PDL: 52,84% con 2.198 voti
PD 17,48% con727 voti
UDC: 9,49% con 395 voti
IDV: 5,98% con 249 voti
Baiano: affluenza 59.32%
PDL: 34,25% con 952 voti
PD 26,8% con 745 voti
UDC: 18,38% con 551 voti
IDV: 8,99% con 250 voti
Mugnano: affluenza 57.61%
PDL: 33,73% con 990 v0ti
PD: 29,16% con 856 voti
UDC: 11,61% con 341
MPA: 8,38% con 246
Quadrelle: affluenza 60.70%
PDL: 43,21% con 436 voti
PD: 21,9% con 221 voti
IDV: 9,81% con 99 voti
UDC: 9,61% con 97 voti
Sirignano: affluenza 61.36%
MPA: 28,05% con 471 voti
PDL: 26,74% con 449 voti
PD: 19,29% con 324 voti
IDV: 8,99% con 151 voti
Sperone: affluenza 68.41%
PDL: 28,57% con 635 voti
PD 27,22% con 605 voti
UDC: 24,61% con 547 voti
IDV: 8,86% con 197 voti
da Corriere.it
mercoledì 3 giugno 2009
lunedì 1 giugno 2009
Lettera per il PD da ricercatori di Boston
Siamo un gruppo di ricercatori italiani di Boston. Crediamo nella importanza di far crescere una grande forza democratica, laica e riformista che si ponga in alternativa alla attuale maggioranza parlamentare. Oggi, come un anno fa sosteniamo il Partito Democratico perche’ pensiamo che al suo interno si trovino i valori e le competenze necessari per una reale modernizzazione dell’Italia. Al PD chiediamo di contrastare la deriva democratica e legalitaria in atto nel nostro Paese ma anche un rinnovamento della propria classe dirigente e un maggior uso delle consultazioni primarie. Alle elezioni europee e’ possibile indicare preferenze per i candidati, mentre alle elezioni nazionali cio’ non accade a causa di una legge illiberale voluta dal centrodestra. Noi riteniamo che la cosa piu’ utile per il Paese sia quella di votare per persone meritevoli. Nelle liste del PD ci sono, ad esempio, candidati che hanno dato tanto nella lotta alle mafie (Rita Borsellino, Rosario Crocetta, Rosaria Capacchione) o nella promozione della ricerca scientifica (Giovanni Bignami). Inoltre, innovatori bravi ed agguerriti come Ivan Scalfarotto e Debora Serracchiani, persone sulle quali e' importante puntare in questa fase di rinnovamento, nonche’ altri validi candidati. Ci auguriamo che i nostri connazionali colgano l’importanza di sostenere il riformismo italiano in questa delicata fase storica e non si facciano sfuggire l’occasione di fare la propria selezione dei candidati migliori.
Emilio Parisini, Emanuele Palescandolo, Andrea Ballabeni, Raffaella Zamponi, Dolores Di Vizio, Massimo Merighi, Serena Landini, Nicola Moscufo, Aldo Rozzo, Luisa Di Stefano, Giorgio Gaglia, Roman Stocker, Alberto Migliore, Primo Vannicelli, Lucio Baccaro, Gaia Sciaranghella, Rosanna Piccirillo, Alessandro Doria, Chiara Gerhardinger, Giulio Draetta, Giuseppe Fedele, Fabio Moneta, Tancredi Botto, Giulia Fulci, Federico De Masi, Maria Liguori, Silvia Vergani, Paolo Boccazzi, Niccolo Bolli, Chiara Lepore, Federica Del Monte, Isa Orvieto, Gennaro Chierchia, Arcangela De Nicolo, Chiara Grisanzio
sabato 30 maggio 2009
L'ANTIMAFIA IN EUROPA

Chi è Rosaria?
Rosaria Capacchione, nata a Napoli il 16 febbraio 1960, vive e lavora a Caserta. Praticante giornalista nel 1980 con la testata locale "Il Diario", diventa professionista nel 1983. Dopo una brevissima esperienza al "Giornale di Napoli", arriva a "Il Mattino", testata per la quale inizia a collaborare nel luglio del 1985. Presso le redazioni di Caserta e Napoli si occupa di cronaca nera e giudiziaria, in special modo di inchieste e processi di camorra. Ha collaborato con il Times e, per Bur-Rizzoli, nel 2008 ha pubblicato "L'oro della camorra", giunto alla quarta edizione.
Processo Spartacus: i boss minacciano pm, la cronista Capacchione e Saviano
venerdì 22 maggio 2009
mercoledì 20 maggio 2009
Dottor Vincenzo Cavaccini - Candidato del PD alle provinciali di avellino
Precisazioni sul post "Consiglio Comunale di Avella"
Visto che ormai l'attuale vita politico-amministrativa sembra girare intorno alla mia nota relativa al Consiglio Comunale (cosa alquanto sospetta, visto che il mio post risale al luglio 2008, solo recentemente ripreso, modificato e pubblicato), ci tengo a precisare talune cose:
1)La libera espressione dei cittadini rappresenta, in uno Stato democratico, il valore principe e cardine.
2)Il termine "bar" che ho utilizzato in alcune descrizioni si riferisce ad un posto qualunque (per questo ho preferito modificarlo, per evitare fraintendimenti, e utilizzare il termine "residenza").
3)Ho scritto quella nota nel luglio 2008 (presente sul sito http://forumavellamania.ne
Ho deciso quindi di ripubblicare tale nota, modificandola in talune sue parti, in seguito a un altro fatto increscioso: nonostante le mille richieste al Consiglio Comunale per partecipare alle azioni B e D della Regione Campania come Forum dei giovani (il Consiglio avrebbe dovuto semplicemente deliberare il recepimento della Risoluzione del Consiglio d'Europa, un documento che ormai giace da più di tre mesi nella segreteria comunale), non è accaduto nulla e il comune di Avella ha perso 16.000 euro per gli scambi culturali dei giovani!
Quando, 10 giorni fà ho partecipato all'incontro sulle politiche giovanili in Regione Campania (incontro al quale non ha partecipato nessun amminstratore del Baianese), ho sollevato dei dubbi al dirigente sui tempi e dopo appena una settimana il dirigente ha prorogato la scadenza dell'azione B dal 20 maggio al 30 giugno (http://www.giovani.regione
4) Se qualcuno ha potuto offendersi per quanto scritto sono pronto a chiedere scusa, forse pecco di abusare del diritto al libero pensiero (art. 19 Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo e art.21 Costituzione Italiana).
5)Tutto questo non aveva nulla a che fare con la campagna elettorale (la nota è relativa al 27 aprile!).
6)Non ricerco gloria, non voglio gli onori della cronaca, non desidero neanche essere menzionato, desidero soltanto che questo paese, il mio paese, non vada alla deriva, voglio che tutti si diano da fare (compreso me stesso).
7)Qualcuno mi ha ricordato che c'è bisogno di rispettare i ruoli. Purtroppo se come cittadino, se come rappresentante della comunità giovanile, non vengo rispettato e mi si sbatte in faccia sempre la stessa risposta "sei ragazzo!" come a dire "non puoi capire" non posso continuare a far finta di niente e a sostenere aste al ribasso.
8)La più importante di tutte: tutto questo si deve ad una cosa soltanto: l'amore e la dedizione per il Forum dei giovani, un organismo apprezzato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal Dirigente del settore politiche giovanili di Avellino, dal dirigente del settore politiche giovanili della Regione Campania, dagli assessori regionale e provinciale di riferimento, dal responsabile del Centro informagiovani di Atripalda, dal presidente della rete dei forum dei giovani di Avellino etc. L'amore spesso significa anche scontro!
PELLEGRINO GUERRIERO
domenica 17 maggio 2009
L'idelogia contemporanea del Capitalismo: come sfruttare un mondo
Per far comprendere la grandissima diffusione di questa ideologia,si potrebbe usare questo esempio: se uno stato fosse esteso su tutte le terre emerse, ci potrebbero dire di essere o in anarchia, o in uno stato-pianeta; e questo è quello che oggi avviene: tutti ci vogliono far credere che le ideologie sono scomparse, ma in verità, e per fortuna, non è così.
Questo sistema economico è, citando Noam Chomsky, "un economia globale integrato, dominata dal capitale americano, in altri termini un impero ", questa sua ipotesi è avvallata dalla questa statistica: dagli anni 70 agli anni 80, del secolo scorso, più delle metà delle esportazioni britanniche appartenevano ad aziende americane.
Il sistema mondiale odierno è governato da poche persone ai vertici delle maggiori organizzazioni politiche e ai vertici delle grandi corporation; questi signori dell'universo, che controllano il 90% delle ricchezze mondiali, "sono in realtà degli ingenui, gente che in nome dei profitti facili ha minato l'economia mondiale e quindi distrutto il sistema che li fa vivere, senza neppure rendersene conto", infatti gli effetti collaterali
di questo sistema sono: inquinamento, crisi cicliche e sfruttamento umano .
L'inquinamento è l'effetto più eclatante e che colpisce anche i più distratti: effetto serra, inquinamento delle acque e della terra, che hanno effetti immediati sull'uomo con le malattie mortali, causate da cibi contaminati, quali pesce al mercurio, o frutta alla diossina.
Si è capito dalle crisi cicliche ed in particolare dalla crisi del 29, passata per il New Deal, arrivata alla seconda grande guerra, che questi periodi di depressione economica potevano essere sconfitti solo da una produzione forzata gestita dallo stato, e nel capitalismo lo stato non può immischiarsi nella produzione di beni di utilità (riservati alle grandi corporation), ma solo nella produzione di beni di lusso, più precisamente nella produzione militare.
Ciò ha comportato l'idea nei conservatori, che la produzione forzata, produrre a più non posso, sia una medicina nei momenti di crisi (si veda l'idea di Berlusconi ad inizio crisi), ma, come si è visto, non è così; ed empiricamente, si potrebbe dire che per uscire dai momenti di crisi si dovrebbe far scoppiare una guerra; esempi: crisi 29 - seconda guerra mondiale, crisi anni 60 - guerra vietnam; crisi dotcom del 2000 - guerra in Iraq, ed oggi lo scenario non è dei migliori.
A questo punto, si potrebbe affermare, che un'altro effetto collaterale del capitalismo è la guerra per la sopravvivenza dell'impero, sarebbe a dire lo sfruttamento di stati (terre vergini) da parte delle corporation e delle nazioni occupanti.
A questo punto uno dovrebbe pensare, che i popoli della terra, come han sempre fatto, si ribellino a tutto ciò, ed infatti i signori dell'universo per distrarci dalla vita politica, anzi sarebbe meglio dire per controllarci, hanno creato un' ideologia usandola insieme al sentimento della paura, verso un nemico comune: comunismo, terrorismo, immigrati, etc.
Queste persone sfruttano il qualunquismo edonistico dei soldi: ci illudono con una ricchezza che non esiste; sfruttano l'esibizionismo delle persone anche grazie all'aiuto dei media; esempi sono il sogno hollywoodiano in USA, e il voler diventare veline in Italia; han reso le persone insensibili ai bisogni della società, accrescendo l'individualismo nel possesso di beni; per non parlare della sempre meno influenza della famiglia nella crescita dei figli, compito affidato alle tv, le quali sono controllate dalle grandi corporation: una sorta di indottrinamento al capitalismo dalla nascita, senza una possibilità di scelta.
Si stanno facendo perdere, di nuovo, ai popoli le proprie libertà , quelle libertà conquistate con la lotta nei secoli passati: vi è una sorta di nuovo schiavismo, mancanza di diritti dei lavoratori sia in Asia (dove sono sottopagati), sia in Occidente (dove si stanno diffondendo sempre più i contratti a termine) in nome della concorrenza mondiale; abbattimento del walfare state e con il dilagare della povertà, nei luoghi più emarginati del pianete (dall'Africa alle periferie di Londra), i giovani si stanno raggruppando sempre più in branchi come risposta ai timori della globalizzazione, causando così un aumento della violenza; per non scordarci dei grandissimi flussi migratori che ci sono in atto nel modo, anche questi causati dalla povertà di molte parti del pianeta: gli africani verso l'Europa, ed i sud americani verso USA e Canada, dove ovviamente i loro diritti, quelli umani però, stanno diventando pressoché zero (si prenda come esempio, sempre l'Italia)
Concludendo, citando Woody Allen, "Più che in ogni altra epoca storica, l'umanità si trova a un bivio. Una strada porta alla disperazione e allo sconforto più assoluto. L'altra alla totale estinzione. Preghiamo il cielo che ci dia la saggezza di fare la scelta esatta."
Luciano Giuseppe
Fonti:
La Morsa di Loretta Napoleoni, edizioni Chiarelettere 2009
Il governo del futuro di Noam Chomsky, edizioni Tropea 2009
Pasolini, la nuova periferia ed il nuovo modello culturale.
War, Inc. Film del 2008
La quarta guerra mondiale è cominciata del Subcomandante Marcos, 1997
venerdì 15 maggio 2009
Documento Baianese
I valori democratici ci obbligano a non accettare passivamente i modi di gestione che non rispettano il sentimento, la passione e l’impegno civile di quanti, soprattutto giovani, intendono contribuire attivamente alla costruzione del loro futuro.
Nei fatti, non si è dato spazio nè reale ascolto alle diverse sensibilità, negando il principio democratico più elementare, il diritto al confronto.
Costruire un partito per noi significa guardare avanti, investire sui giovani, rendendoli protagonisti, aprirsi a chi mette a disposizione il suo tempo ed impegno, a chi ha idee da proporre e da discutere, oltre ogni mistificazione e meccanismo di esclusione.
Quando ci si confronta democraticamente si può essere minoranza, ma accettiamo di esserlo solamente se ciò avviene come risultato di una discussione politica o come espressione di un voto.
La schiettezza e la trasparenza che ci ha sempre contraddistinto ci impone di dar vita ad un nuovo percorso che veda impegnati GIOVANI e DONNE in politica, e non come scudo per le malefatte, come specchietti per le allodole.
Stanchi degli individualismi e delle autoreferenzialità, riteniamo opportuno costruire insieme a tanti altri il cambiamento, vogliamo costruire un percorso alternativo che vada nella direzione da noi auspicata.
Per questo motivo, consapevoli dell'assoluta ed urgente necessità di creare in in Irpinia una prospettiva diversa da quella della destra autoritaria, sentiamo forte la necessità di dare un segnale di svolta sostenenendo in questa competizione elettorale, attraverso la libertà del nostro voto, chi riterremo rappresentativo dei valori in cui crediamo, sperando di poter sollecitare un profondo rinnovamento nei metodi e negli uomini, che faccia del Pd la stella polare del cambiamento, alla luce delle mutate necessità della comunità irpina, oltre ogni feudalesimo democratico.
Questi sono gli aderenti:
ENRICO MONTANARO coordinamento di Baiano
CARLO ALBANESE coordinamento di Baiano
DOMENICO GENOVESE coordinamento di Baiano
ANIELLO FALCO coordinamento di Baiano
PELLEGRINO PALMIERI coordinamento di Avella
PELLEGRINO GUERRIERO coordinamento di Avella
FRANCESCO GUERRIERO coordinamento di Avella
GIOVANNA MAIELLA aderente al PD Avella
DANIELE SPADAFORA aderente al PD Quadrelle
CARMINE SORRENTINO aderente al PD di Avella
lunedì 11 maggio 2009
Camorra e Monnezza: La terra che uccide
La Terra che uccide ha come tema una storia di cronaca accaduta nel 2007, quando Vincenzo Cannavacciuolo, un pastore campano e il suo gregge di 3000 capi muoiono in brevissimo tempo, con fenomeni che precedono i decessi a dir poco allarmanti come le deformazioni degli agnelli alla nascita.
Ecco cosa accade quando la coscienza civile cessa di esistere, in ognuno di noi.
domenica 10 maggio 2009
Immigrazione e multietnia: Italiani negli USA nel 1900
"Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".
La relazione così prosegue: "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni
che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".
Il testo è tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912
lunedì 20 aprile 2009
Terreni coltivati per gli animali
«Il 40% dei terreni coltivati serve a produrre mangimi per gli animali e non cibo per gli uomini. Siamo circa sei miliardi di persone e arriveremo a essere nove miliardi. La produzione e il consumo di carne potrebbero quindi raddoppiare, e costringerci ad usare l'80% dei campi per nutrire gli animali che devono nutrire i ricchi. Questo è il motivo per cui siamo impantanati nella crisi. 250 milioni di persone rischiano di morire di fame, 850 milioni sono sottonutrite. Eppure, il 40% della terra disponibile viene usato per nutrire gli animali perchè i ricchi dei paesi industrializzati possano mangiare carne. Le politiche agricole adottate a livello globale sono talmente schizofreniche da risultare patologiche. Eppure continuiamo a garantire sussidi per la produzione di mangimi».tratto da il manifesto.
giovedì 16 aprile 2009
Il PD Campano riconosce l'autonomia dei GD
Art. 5
(Organizzazione giovanile)
1. Il Partito Democratico riconosce al proprio interno un’organizzazione giovanile
dotata di un proprio statuto e di propri organismi dirigenti. Essa è il soggetto politico nel
quale si organizzano i giovani del Partito Democratico. Ad essa è riconosciuta
autonoma organizzativa di proposta e di iniziativa politica ed è presente ad ogni livello
di organizzazione del partito.
2. Il Partito Democratico della Campania riconosce l’importanza, la ricchezza e
l’originalità del contributo dei giovani alla vita del partito, promuove attivamente la
formazione politica delle nuove generazioni e favorisce la partecipazione giovanile nella
vita istituzionale della Campania.
3. L’organizzazione giovanile rappresenta un valore aggiunto per tutto il partito
democratico in termini di rinnovamento tematico, organizzativo e generazionale.
Contribuisce al radicamento su tutto il territorio del partito democratico attraverso
l’iniziativa politica, la valorizzazione delle strutture del partito a la loro apertura ai
bisogni delle giovani generazioni. A tal fine è prevista la presenza dei giovani
democratici nelle assemblee convocate in sessione congressuale, nelle assemblee
elettive e nei luoghi di direzione politica, attraverso una propria delegazione. Il
segretario dell’organizzazione giovanile è inoltre membro di diritto dell’esecutivo del
partito al livello corrispondente.
4. Il Partito Democratico della Campania garantisce gli spazi fisici, gli strumenti
materiali e le risorse finanziarie per l’attività dell’organizzazione giovanile; la stessa
può inoltre portare avanti forme di autofinanziamento e dotarsi di un proprio autonomo
bilancio.
5. Possono aderire all’organizzazione giovanile tutte le ragazze ed i ragazzi dai 14 ai 29
anni di età. La carta di cittadinanza nazionale definirà diritti e doveri rispetto al Partito.
6. L’organizzazione giovanile può, a livello regionale e provinciale sperimentare forme
di adesione con progetti unitari, patti federativi e protocolli d’intesa con gruppi,
movimenti e associazioni tramite un proprio regolamento.
da http://www.pdcampania.it/node/456
lunedì 13 aprile 2009
Aiutateci A FERMARE ISRAELE
In lingua ebraica «va' a Gaza» è un modo di dire comune, sinonimo di «va' all'inferno».
Quasi nessun israeliano ha mai vissuto nella Striscia, mentre molti palestinesi di Gaza vivono in campi profughi e Israele lì controlla ancora la vita di 1,5 milioni di arabi anche in seguito al «disimpegno», dopo che nell'estate 2005 i coloni furono costretti a lasciare i loro insediamenti. La maggior parte degli israeliani è stata a favore della guerra contro Gaza anche se non è mai stato chiaro quali fossero gli obiettivi della guerra - nonostante i media ripetevano che c'era «una quantità d'obiettivi» - quale il suo scopo finale e perché non fossero state intraprese strade alternative ai bombardamenti. La maggior parte degli israeliani semplicemente sosteneva: «Non possiamo continuare a non fare nulla mentre Hamas tira razzi nel sud d'Israele».
Anch'io ero d'accordo che bisognasse fare qualcosa per fermare il lancio di Qassam contro Sderot e Beersheva. Ma perché, invece di dialogare con la gente di Gaza - inclusa la leadership di Hamas - abbiamo sparato e bombardato? Nelle giornate di protesta contro l'attacco più devastante a cui abbia mai assistito ho continuato a chiedermi: come è possibile? Come è possibile che la maggior parte degli israeliani appoggi questa guerra dannosa e stupida? Come possiamo vivere quest'incubo senza immaginare come fermarlo? Perché i figli dei miei amici stanno partecipando a questa guerra malvagia? Come possiamo continuare normalmente la nostra vita quotidiana in mezzo a tutto questo?
Penso che all'origine di tutto ciò ci sia una combinazione - condivisa dalla maggioranza degli israeliani - di paura, pregiudizio e mancanza di speranze e futuro. A Gerusalemme abbiamo continuato a insegnare, come sempre. Al sicuro, a poche decine di chilometri dall'area di guerra. Insegno diritti umani e i miei studenti sono sia arabi sia ebrei. Israeliani e palestinesi, religiosi e laici, erano tutti depressi, spaventati e arrabbiati. Ma abbiamo continuato a lavorare, come sempre. Ormai siamo così abituati alle guerre che non ci siamo fermati nemmeno in questo caso. Ma ora io vi prego di fermarci.
Nella prima settimana del conflitto avevo pubblicato un intervento sul quotidiano Ha'aretz proponendo uno sciopero dei campus finché la guerra non fosse finita. Ho ricevuto lettere da università della California e della Gran Bretagna che ci proponevano scioperi di solidarietà, ma qui a Gerusalemme soltanto quattro membri dell'Università hanno aderito allo sciopero di un'ora che stavamo organizzando e, alla fine, nemmeno questa protesta ha avuto luogo.
Sono un'ebrea israeliana, nata e cresciuta in Israele. Avevo dieci anni quando scoppiò la Guerra dei sei giorni, 16 quando iniziò il conflitto dello Yom Kippur. Durante la prima guerra del Libano ero una studentessa e ho conosciuto l'uomo che sarebbe diventato mio marito. Mia figlia è nata pochi mesi prima che, nel 1987, scoppiasse la prima Intifada e, nel 1991, ogni volta che l'allarme suonava ci rifugiavamo con lei e il suo fratellino in una tenda di plastica a prova di armi chimiche. I miei figli sono cresciuti a Gerusalemme negli anni degli attentati suicidi e delle esplosioni sugli autobus. Accompagnarli a scuola rappresentava ogni giorno un viaggio spaventoso. Abbiamo continuato la vita di sempre durante la seconda guerra del Libano nel 2006 - mentre decine di operazioni militari causavano enormi distruzioni - perché durante tutti questi anni ci hanno raccontato che non abbiamo scelta, che Israele vuole la pace ma non ha un partner con cui siglarla e che quindi dovevamo andare avanti, tenendo alto il morale.
Ma ora dico che dobbiamo essere fermati, che non possiamo andare più avanti così. Nessun'arma deve più essere data a Israele per iniziare altre guerre. E se i cantanti israeliani vogliono gareggiare in Eurovisione, gli sportivi giocare nelle leghe europee e i turisti spostarsi da un paese all'altro dell'Unione europea senza bisogno di visto, devono rispettare i diritti di tutti, porre fine all'occupazione militare nei confronti dei palestinesi che va avanti da 42 anni, smettere di fare la guerra e trovare nuovi modi di negoziare il nostro futuro assieme ai palestinesi. Perché nei colloqui di pace - tutti falliti finora - si è sempre discusso di dove tracciare i confini, come separare i popoli, mai di come ebrei e arabi vivranno assieme.
La Commissione per la verità e la riconciliazione sudafricana dovrebbe essere assunta come modello per permettere a ebrei e arabi, a palestinesi e israeliani di smettere di sparare e onorare la memoria dei propri cari morti nel conflitto. Piangere i caduti, curare le ferite, ammettere le sofferenze inflitte a un popolo innocente, discutere del passato e sognare assieme un futuro condiviso. Le guerre contro Gaza non saranno fermate finché non sarà riconosciuto che la Striscia di Gaza è stata creata da Israele. Durante il conflitto del 1948, che i palestinesi chiamano Nakba (catastrofe) e gli israeliani Guerra d'indipendenza, centinaia di migliaia di palestinesi furono deportati o scapparono dalle loro case e non fu più permesso loro di farvi rientro. Le loro terre furono confiscate e la maggior parte dei loro villaggi distrutti e ripopolati da ebrei nel momento della nascita dello Stato d'Israele. Molti dei rifugiati scapparono proprio a Gaza e alcuni di loro hanno abitato in campi profughi negli ultimi 60 anni. Per i primi 19 hanno vissuto sotto occupazione egiziana e, da quel momento in poi, per oltre 40 anni, sotto occupazione militare israeliana. I profughi palestinesi, che rappresentano la maggioranza della popolazione di Gaza, sognano di tornare ai loro villaggi e alle loro terre in Israele, ma Israele non vuole nemmeno ascoltare i loro desideri, perché Israele rifiuta qualsiasi discussione sul passato. Un cessate il fuoco è necessario, ma lo è, allo stesso modo, un percorso di discussione sul nostro passato e sul nostro futuro. E questa trattativa dovrebbe aver luogo tra il maggior numero di parti possibile tra quelle che hanno dato vita a questo conflitto.
Dovremmo discutere della fine dell'occupazione militare a Gaza e in Cisgiordania, del futuro dei profughi e della condivisione di Gerusalemme. Dovremmo discutere di come vivere assieme secondo giustizia, ebrei e arabi, in Medio Oriente. Spero che non sia ormai troppo tardi. Forse ci vorranno molti anni prima che le ferite si rimarginino ma, col vostro aiuto, col vostro rifiuto di appoggiare la guerra, possiamo trovare la via della riconciliazione. Spero di poter continuare a insegnare a studenti ebrei e arabi che quella dei diritti umani non è una lingua straniera, estranea alla nostra realtà e che il loro sarà un futuro di pace e non più di guerre. Per favore, aiutateci a fermare la guerra e costruire la strada per un futuro di giustizia.
*Daphna Golan insegna diritti umani all'Università ebraica di Gerusalemme ed è autrice di «Next year in Jerusalem-Everyday life in a divided city» (New press)
da www.ilmanifesto.it



