domenica 29 marzo 2009

Primarie o non primarie?

Sono perplesso.
Le primarie sarebbero uno strumento democratico per la scelta di un candidato ad una carica pubblica, uno strumento in cui tramite il contatto diretto con le persone si giunge ad una convergenza su un nome, una pratica di tipo bottom-up segno di palese rinnovamento in una politica (tipicamente italiana) di stampo top-down.
Come era in principio, ora e sempre.
Già, come era in principio? Beh, in principio era stato scelto Veltroni come sfidante da contrapporre all'attuale premier, sono poi state fatte delle "primarie" nelle quali si certificava che il candidato giusto era proprio lui, alle quali era possibile votare senza essere iscritti al partito, e per le quali i nomi dei candidati erano scelti nelle sale dei bottoni. Top-down, appunto. Ma alla fin fine il partito era appena nato, i tempi erano stretti, Walter era l'uomo giusto da contrapporre al carismatico Silvio, e poi bla bla bla. Certo, sono stati fatti degli errori, per lo più di carattere metodologico, ma questi si risolvono: basta impostare un metodo nuovo, il metodo piddì, il metodo del rinnovamento, ed ogni problema è risolto.
Come era in principio, ora e sempre.
Il momento giusto per potersi smarcare da questo fare politica ancora troppo legato a logiche "vecchie" si è presentato con le primarie dei Giovani Democratici. Accostamento di parole interessante: giovani e democratici. Chi meglio di persone giovani e democratiche può pensare sistemi innovativi di partecipazione politica? Così si sono svolte delle primarie regolarissime un po' ovunque, in cui non erano già decisi i delegati e di cui non era per niente scontato l'esito; per fortuna che il costume della buona politica si sta diffondendo tra noi giovani.
Non fraintendetemi... sono solo mie valutazioni personali quelle che sto facendo, da persona poco informata dei fatti, ed è solo il mio modo per chiedervi dei chiarimenti; ma non avete anche voi questo senso di dejà-vù?
Come era in principio, ora e sempre.
Ah, come dicevo poco fa, prima che scrivessi questa frase che sta fungendo da ritornello al mio post, sono una persona poco informata dei fatti e quindi ho osservato da comune mortale quanto accaduto di recente per le scelte dei candidati delle primarie per la provincia di Avellino. Apprendevo dalla stampa che servivano 1500 firme per risultare idonei alla candidatura. Poi apprendevo da altre fonti che le firme necessarie erano aumentate del 33%. Poi apprendevo dalla stampa che la De Simone decideva di non prendere parte alla competizione. Poi apprendevo dalla De Simone che avrebbe preso parte alla competizione. Poi mi è capitato di pensare che forse i tempi che erano stati decisi erano troppo stretti. Poi, però, mi sono smentito da solo... tanto a che servono altri giorni? Dobbiamo votare una persona, mica un programma? A che serve stilare un programma serio, o fare confronti tra i candidati? Poi, ancora, no, vabbè, non ci sto capendo più niente... troppi "poi" in un numero troppo esiguo di giorni.
Vi confesserò: se le cose dovessero restare così non andrò a votare. Perché? Beh, perché, non so se l'ho detto già detto, ma ultimamente ho in testa la frase "come era in principio, ora e sempre" (ve l'ho già detto,eh?): il problema è metodologico. Non cambiare il metodo porta al ripresentarsi ciclico degli stessi problemi: poca chiarezza, assenza di programmi, tempi troppo stretti, confronto totalmente assente. E' questo il metodo Piddì? Top-down o bottom-up?
Spero in una illuminazione in tempi brevi... magari prima del giorno delle primarie.

Aniello Falco, Sperone.

5 commenti:

  1. Anche io non penso di andare a votare il candidato con la faccia più bella.

    Giuseppe Luciano

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  2. Il METODO... questa cosa astratta, quasi una figura mitologica... metà REGOLE e metà TRASPARENZA...

    le regole mancano o sono scritte male di proposito quando manca la seconda parte, e se manca la seconda parte significa che queste cose sono una finta, un placebo che serve solo a far riempire la bocca...
    aggiungici la paura di COMPETERE, ma farlo davvero, ed ecco che arriva la farsa; una messa in scena teatrale di tutto punto dove ognuno ha il suo ruolo e il suo copione...

    così è stato per Veltroni, così è stato per i CCIOVANI e così è per le provinciali ...

    Come è stato in principio, ora e speriamo non sarà sempre

    Mariano Franzese

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  3. Anche io non andrò a votare, per svariati motivi. Li si può ricercare facilmente nella non novità dei candidati. Nella non utilità dello strumento primarie usato come panacea per ogni male. Anche nelle regole scritte e riscritte in poco tempo e da pochi capi bastone. Ma quello principale è dovuto alla totale sfiducia nella classe dirigente attuale di questa provincia.
    "Bisogna che tutto cambi perché tutto resti com'è"
    Cito questa famosa frase, perchè sembra tutto diverso, tutto nuovo, strumenti nuovi e partito novo. Ma non è cambiato nulla invece. Anzi con queste "novità" si leggittimano le vecchie logiche e le si ripuliscono dalla polvere e dal vecchiume!

    Daniele Spadafora

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  4. ...L'idea di non andare a votare alle primarie mi perseguita terribilmente
    e non credo abbandonerà mai i miei pensieri...

    ....Piuttosto la mia anima politica troverà sollievo solo dopo la disfatta del 5 Aprile
    o forse no.....
    Vps86

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  5. In tutta sincerità sono perplessa anch'io!
    Le primarie che potrebbero essere un ottimo strumento di democrazia moderna e partecipata, vengono ridotte ad una semplice parata mediatica.
    Io avrei voglia di cambiare pagina, di un modo nuovo di concepire la politica: genuina partecipazione, senso civico e soprattutto COERENZA.
    La poca trasparenza, la mancanza di coraggio per una vera competizione possono solo mortificare le energie fresche, allontanare coloro i quali nel grande progetto riformista e rinnovatore del PD ci hanno riposto fiducia ed energie!

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